Manhattan - Massimo Galuppi

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Manhattan

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La produzione pittorica di Galuppi, assai ampia come numero di tele e altri supporti dipinti, si impernia in tutto il suo svolgersi su un unico tema: l'architettura. Per la verità non si tratta di elementi architettonici in quanto tali. Si tratta di scomposizione architettonica.
Da quando l'uomo ha saputo maneggiare le arti della matematica e della raffigurazione grafica si è dilettato di creare inganni ottici per il puro piacere della sorpresa e della curiosità. Maggiore era la veridicità della pittura più era stimato l'artista. Una corrente della nostra Arte è quella di poter “far sognare”, illudere, sorprendere il riguardante con giochi, fantasie, maestrie degne di un vero mago. Il mondo dell'Architettura non fu diverso in questo da quello della Pittura: la volontà di grandezza e di potenza fece sì che agli architetti fu assegnato il compito di stupire, di ammaliare, di estraniare, di ingigantire, di accrescere; in poche parole: di creare qualcosa che in verità non c'era, qualcosa “in più” oltre alla realtà vera e propria: una seconda realtà.
L'uomo, a questo punto, è completamente estraniato dalla sua realtà effettiva: non sa più distinguere cosa sia reale e cosa sia illusorio. Si è venuto a creare un caleidoscopio di possibilità. Il risultato è quello che si può sperimentare entrando in una Casa degli Specchi di un Luna Park.
Dove finisce il “mio” spazio? Dove ha inizio quello non reale? Esiste un non-spazio? Esiste ciò che io vedo o è un'illusione? Chi ha ragione?
Stando all'interno dell'illusione, del gioco di straniamento, nell'universo onirico, tutto è possibile. Lo spazio può essere creato e disfatto a nostro piacimento, come nei sogni lucidi. Essendo consapevoli di essere nell'illusione, possiamo plasmare la realtà a seconda della nostra volontà.  
La produzione di Galuppi pare affondare le sue radici in questa filosofia. Il primo passaggio avviene attraverso la traduzione in fotografia di un'architettura concreta. Si attua così il fondamentale spostamento della realtà dal piano tridimensionale (architettura concreta) a quello bidimensionale (immagine architettonica). Questo spostamento permette all'artista di considerare le volumetrie e le linee come campi cromatici anziché come “vuoti” e “pieni”. Non esiste un'alternanza tra uno sbarramento e un accesso: tutto è penetrabile, tutto è intersecabile. Sono tutti tasselli caratterizzati da una vibrazione cromatica dallo spessore non identificabile e dalla funzione inesistente. Cancellare la funzione architettonica degli elementi significa entrare immediatamente in un universo che non è quello della realtà tangibile. Smontare le architetture è l'operazione di chi sta destrutturando ciò che è stato costruito per vivere in quell'insieme di forme concrete. Per proporre una visione alternativa di un universo parallelo a quello visibile è necessario agire seguendo i passaggi descritti: moltiplicazione degli spazi alla potenzialità dell'infinito e conseguente perdita di orientamento. Nulla è vietato, perché gli elementi si combinano secondo un nuovo criterio rispetto a quello dell'architettura-architettonica. Siamo nel mondo dell'architettura-mentale, dove un pilastro non solo non ha più la funzione di sostegno, ma non si può più definire “pilastro”. È un “coso” la cui unica caratteristica è quella di essere di una certa dimensione bidimensionale e di un certo colore. Siamo entrati nel magico mondo delle energie. Come dicono gli sciamani e come racconta Castaneda negli insegnamenti di Don Juan, le cose che vediamo in verità sono illusioni. L'unica verità è che ogni cosa ha una data energia, che si diffonde nello spazio circostante e ogni energia è connessa con le energie vicine. Per questo nei dipinti di Galuppi è difficile esser sicuri di riconoscere delle forme, delle architetture. Al primo impatto è possibile accostarsi all'immagine pensando: «Ah, guarda: un grattacielo!». Poi però ci accorgiamo che non è solo quello, ma che “dentro” quello (sopra, sotto, di fianco...) ci sono altri elementi che pongono in dubbio quanto abbiamo affermato. Sono elementi (energie) che destabilizzano la nostra realtà, che minano la sicurezza di voler dare un giudizio su ciò che stiamo vedendo. Potremmo quindi dire che le composizioni galuppiane sono realizzate con cromo-energie giustapposte in un insieme armonico.
Passando in rassegna la produzione pittorica di Galuppi ci si accorge che essa è interamente dominata da due universi: il primo è quello dei colori bluastri (accordi di blu, azzurro, grigio, nero), il secondo è quello dei colori ocracei (ocra, arancio, giallo, oro). Sono i due mondi del Cielo (o Aria) e della Terra. Non si può stabilire chi dei due abbia la meglio sull'altro: non c'è un vincitore, non c'è una disputa tra gli Elementi della Natura. L'universo galuppiano è fondato sulla dualità cromatica ed energetica, come lo Yin e lo Yang. Ė un equilibrio degli opposti. La dualità pervade tutta la produzione dell'artista, financo nei titoli delle esposizioni negli anni passati: CittaPolis, ZuccherOnirico, ArchitArt, SacerArch, AmbientArt. Sono tutti giochi di parole bi-composti.
In questo universo cromo-energetico non esiste un “dritto” e un “rovescio”, non c'è un “giusto” e uno “scorretto”. Tutto è possibile. Tutto è nella sua trasformazione.
E non siamo nemmeno del tutto sicuri che, dopo che ci siamo voltati, il dipinto resti fermo così come l'avevamo visto poco prima.
Michele Andrea Pistocchi è storico e critico d'arte, a lui si devono importanti lavori sulla storia e l'arte romagnola e cesenate
-  Massimo Galuppi Artist 2018  -  Created By Antonioli Andrea
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Massimo Galuppi
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Italy
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